«Esistono soltanto due cose: scienza ed opinione; la prima genera conoscenza, la seconda ignoranza». (Ippocrate di Kos)
Ippocrate è considerato universalmente il padre della medicina moderna, colui che per primo ha liberato la medicina da quell’aura di superstizione, magia e sacralità di cui era intrisa e ha iniziato la sua trasformazione in una scienza, basata su conoscenze e pratiche definite.
Visse nella Grecia classica a cavallo tra il IV e il V secolo a.C. e teorizzò concetti quali diagnosi e prognosi, oggi scontati per la scienza medica moderna, ma rivoluzionari per l’epoca.
Ancora oggi alcune malattie portano il suo nome, come le dita ippocratiche o a bacchetta di tamburo, presenti in numerose malattie croniche, e la faccia ippocratica, volto tipico, con occhi incavati e lineamenti affilati, dei malati di peritonite, febbre tifoide e in generale caratteristica di condizioni di forte indebolimento.
Nelle statue che lo ritraggono è rappresentato come un uomo barbuto, con il volto solcato da rughe e un’ampia calvizie.

A lui vengono attribuite massime come:
“Lascia che il cibo sia la tua medicina”
“Camminare è la miglior medicina”
“Per prima cosa, non nuocere”.
Secondo l’opinione comune, Ippocrate incarna le qualità di un buon medico, valide oggi come 2.500 anni fa, tanto che i laureandi in medicina giurano sul suo nome.
C’è soltanto un problema: l’Ippocrate “padre della medicina” che crediamo di conoscere non è una persona realmente esistita, ma molto più probabilmente è un mito.
Le fonti storiche su Ippocrate
Nel suo libro “Hippocrates Now: The Father of Medicine in the Internet Age”, la professoressa Helen King, classicista britannica e storica della medicina, scrive su Ippocrate solo due frasi:
“Ippocrate è vissuto nella Grecia classica ed è stato associato con l’isola di Kos.
Si è guadagnato una reputazione come scrittore e medico”.
La verità è che non sappiamo quasi nulla di quest’uomo, incluse le date di nascita e di morte (quelle più citate sono 460-377 a.C.).
La prima biografia di Ippocrate, intitolata Vita di Ippocrate, è opera di Sorano di Efeso, un medico greco che visse nel II secolo d.C. Le fonti a sua disposizione sulla vita del famoso medico erano le stesse che abbiamo noi oggi: accenni di Platone e Aristotele, trattati anonimi e leggende nate dopo la morte del protagonista. La biografia non fece altro che proseguire la costruzione della sua storia leggendaria.
Galeno, medico e filosofo vissuto nella Roma imperiale, faceva appello all’autorità di Ippocrate per difendere le sue idee e sosteneva la famosa “teoria degli umori” ippocratica che dominerà anche i secoli successivi.
Così facendo, Ippocrate ha iniziato a viaggiare nel tempo e nello spazio, e il suo nome è divenuto sinonimo di medicina, virtù e saggezza.

Gli scritti che contengono dettagli biografici su Ippocrate sono creazioni più letterarie che storiche, e includono molti elementi mitologici. Perfino il nome, composto da hippos, cavallo, e kratos, potere, rivela un’origine esoterica e indica colui che ha il potere di dominare l’animalità, simboleggiata dal cavallo.
Forse lo scopo era celebrare Kos e i suoi medici attraverso le gesta di un loro illustre esponente.
Considerando che l’identificazione della figura storico-culturale di Ippocrate è strettamente legata alle testimonianze antiche su di lui, la “questione ippocratica” è destinata a rimanere aperta senza una soluzione definitiva, ma al vaglio delle interpretazioni.
La vita di Ippocrate secondo la tradizione
Ippocrate nacque sull’isola greca di Kos nel 460 a.C.
Era di stirpe nobile e proveniva dalla famiglia degli Asclepiadi, i cui membri ritenevano di discendere direttamente da Asclepio, dio della medicina.
Tutti gli antenati di Ippocrate si erano dedicati all’arte medica, tramandando insegnamenti e riti: essi erano sacerdoti del dio Asclepio e credevano che le malattie fossero inviate agli esseri umani direttamente dagli dei e che per curarle fosse necessario pregare e offrire loro sacrifici.

Ippocrate viaggiò in Grecia e in Egitto, scoprì nuove tecniche, studiò trattati medici e filosofici e si convinse sempre di più che le malattie non fossero fenomeni di origine divina, ma episodi spiegabili razionalmente e che, una volta compresi, sarebbe stato possibile curarli con maggiore efficacia.
Questa intuizione rivoluzionerà la storia della medicina occidentale.
Ippocrate fu il primo a occuparsi di patologia, anche se per farlo non utilizzò la dissezione sui cadaveri, per la quale si dovrà attendere ancora un paio di secoli. Egli inventò la cartella clinica, teorizzò la necessità di osservare i pazienti prendendone in esame i sintomi e introdusse i concetti di diagnosi e prognosi.
Ippocrate credeva che solo analizzando lo stile di vita del malato fosse possibile comprendere e sconfiggere la malattia da cui era affetto: chiamava in causa elementi dietetici, atmosferici, psicologici, perfino sociali.
Corpus Hippocraticum
La tradizione ci ha trasmesso un Corpus di circa 70 opere che vengono ascritte a Ippocrate, ma nessuno di questi testi gli può essere attribuito con certezza.
Il Corpus Hippocraticum è piuttosto una collezione eterogenea di trattati medici, scritti tra il IV e il V secolo a.C. da autori diversi.
I trattati ippocratici segnano la nascita di un sapere medico in forma scritta e questo ebbe rilevanti conseguenze sull’arte medica.
La medicina divenne una professione e si avviò la trasformazione della pratica terapeutica in téchne, scienza tecnica: da sapere chiuso e ripetitivo, trasmesso attraverso le generazioni di padre in figlio e da maestro a discepolo, essa diventava una tecnica aperta e pubblica, i cui principi e metodi diventavano controllabili e sottoposti alla discussione e alla confutazione.
La scrittura consentì inoltre alla medicina di costituirsi come un sapere cumulativo, in grado cioè di sommare le esperienze di diversi professionisti e le scoperte terapeutiche, inaugurando una tradizione medica capace di sviluppo e innovazione.

Ippocrate sosteneva che l’ambiente influenzasse lo stato di salute degli uomini: si tratta della prima osservazione del fatto che l’uomo è parte di un ecosistema più grande che egli influenza e dal quale viene influenzato, davvero rivoluzionaria nel IV secolo a.C.
Le malattie hanno un andamento caratterizzato da accessi e remissioni (“crisi”). Causa delle malattie è uno squilibrio intervenuto fra il corpo e l’ambiente esterno, che dà luogo a un ulteriore squilibrio dei fluidi organici all’interno del corpo, gli “umori”.
Teoria degli umori
Secondo la “teoria umorale” il nostro corpo è governato da quattro umori: sangue, flegma, bile gialla e bile nera.
La salute (eucrasia) è identificata con il perfetto equilibrio degli umori, la malattia (discrasia) invece con il loro squilibrio e la presenza insufficiente o eccessiva di uno dei quattro.
Questa identificazione dei quattro umori si basa sull’osservazione dei principali escreti corporei (feci, urine, emorragie, catarri, sudori), che, insieme con altre manifestazioni e sintomi del malato, costituiscono per il medico ippocratico i segni a partire dai quali egli può diagnosticare i fenomeni patologici, e soprattutto pronosticare gli sviluppi e gli esiti della malattia (prognosi).
Se diagnosi e prognosi si basano sui fluidi in uscita dal corpo, la terapia consisterà nel regolare gli ingressi e sarà soprattutto una terapia dietetica (la dieta riguarda però non soltanto i cibi, ma l’intero regime di vita, inclusi gli esercizi sportivi, i bagni, ecc.).
La scarsità di conoscenze anatomiche, fisiopatologiche e farmacologiche viene compensata da una straordinaria attenzione rivolta, più che alla singola malattia, alla persona intera del malato.
Il Giuramento
La fama di Ippocrate era dovuta anche, e forse soprattutto, alla sua attività di maestro: fondò una vera e propria scuola medica e regolò le norme di comportamento del medico, raccolte nel suo famoso giuramento.
Ai suoi allievi chiedeva di pronunciare davanti ad Apollo, dio della medicina, un giuramento con il quale si impegnavano a rispettare i maestri, a insegnare la medicina solo a chi avesse pronunciato lo stesso giuramento, a visitare i malati e a prescrivere loro cure con l’unico scopo di guarirli e senza mai usare violenza, a non divulgare mai le cose apprese nell’esercizio dell’arte medica (ovvero il segreto professionale).
«E a me, dunque, che adempio un tale giuramento e non lo calpesto, sia concesso di godere della vita e dell’arte, onorato degli uomini tutti per sempre; mi accada il contrario se lo violo e se spergiuro.»
Oggi il Giuramento di Ippocrate, nella sua forma moderna, viene prestato dai medici-chirurghi e dagli odontoiatri prima di iniziare la professione.

L’eredità di Ippocrate
Quello che è fondamentale nell’insegnamento che è giunto fino a noi attraverso i millenni è l’importanza del rapporto tra medico e paziente: il dialogo tra questi due attori è essenziale per la guarigione del paziente.
«Se c’è amore per l’uomo, ci sarà anche amore per la scienza.»
Al centro del pensiero di Ippocrate, quindi, non c’è la malattia, trattata in modo impersonale e asettico, bensì l’uomo, nella sua totalità e complessità.
Per fare una diagnosi accurata e per prescrivere una corretta terapia è necessario osservare, studiare e prendere in considerazione tutti i sintomi e gli aspetti della vita del malato. Un approccio nuovo, innovativo, un modo di pensare che porterà poi l’umanità attraverso i secoli a sperimentare, scoprire e avanzare sempre di più nel campo scientifico.
La rilevanza della figura di Ippocrate nella storia della medicina è indubbia.
Gli scritti del Corpus Hippocraticum dimostrano quanto fosse varia l’arte medica del suo tempo, ma c’era bisogno di un “padre fondatore” a cui rifarsi.
Ippocrate è così diventato un personaggio letterario e il suo impatto è stato tanto significativo che oggi chiunque lo considera il padre della medicina e il suo nome suscita rispetto e devozione.
- Fonti:
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/10361669/
https://www.britannica.com/topic/Hippocratic-oath
Fai clic per accedere a M02_Ud09_Giuramento_Ippocrate.pdf
“Hippocrates Now: The Father of Medicine in the Internet Age”, di Helen King, Bloomsbury USA Academic


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