Theranos, oggi conosciuta come «la più grande truffa della Silicon Valley», era una startup biomedica fondata nel 2003 da Elizabeth Holmes, che prometteva di rivoluzionare il settore sanitario statunitense e salvare centinaia di migliaia di vite.
Holmes frequentava ingegneria chimica a Stanford, lasciò l’università (come avevano fatto altri imprenditori tecnologici di successo, da Bill Gates a Mark Zuckerberg) e fondò a Palo Alto la società Real-Time Cures, che in seguito sarebbe diventata Theranos, dalla crasi dei due termini inglesi therapy e diagnosis, terapia e diagnosi.

La storia della fondazione di Theranos, per come la raccontava Elizabeth Holmes, cominciò con lei piccolissima: già da bambina, infatti, Holmes mirava a fare grandi cose; a sette anni disegnò la sua prima macchina del tempo, a nove dichiarò ai suoi genitori che da grande sarebbe diventata miliardaria.
Molte delle tech company americane hanno una “storia fondativa”, cioè un racconto degli esordi dell’azienda e delle difficoltà incontrate prima di raggiungere il successo. Si pensi alla famosa nascita di Apple in un garage.
L’idea di creare Theranos, secondo la storia fondativa dell’azienda, venne a Holmes a causa della sua paura degli aghi.
Cosa faceva Theranos di così eccezionale?
Faceva analisi mediche di laboratorio, solo che ne faceva tantissime, in pochissimo tempo, da una sola goccia di sangue.
Ai pazienti non sarebbe più stato richiesto di riempire diverse provette di sangue per le analisi, ma piccole quantità sarebbero state sufficienti per effettuare più di 200 esami diversi, inclusi quelli per la sieropositività all’HIV, per il gruppo sanguigno, per diagnosticare in anticipo patologie cardiache, tumori e diabete. Così i pazienti avrebbero tratto beneficio non solo da una procedura meno dolorosa, ma anche da test più economici che sono normalmente costosi nel sistema sanitario americano.
I campioni venivano prelevati da un polpastrello con una penna per la raccolta di sangue appositamente progettata (simile al modo in cui i diabetici misurano la glicemia) e venivano analizzati nel mini dispositivo da laboratorio sviluppato dall’azienda e chiamato Edison, come l’inventore della lampadina.
Hai presente quei grossi e complessi macchinari che ci sono nei centri di analisi? Nulla di tutto ciò. Edison era una macchina delle dimensioni di un vecchio computer fisso e il sogno di Holmes era di vederla nella casa di ogni cittadino statunitense. Esattamente come un computer.

Sarebbe stato un notevole risparmio di spazio, tempo e soldi.
Peccato che la black box dal design accattivante non facesse nulla di ciò che prometteva di fare. Test dell’HIV, emocromo, ricerca di virus…niente: Edison non sapeva fare nulla, neanche le analisi basilari. I valori erano tutti sbagliati.
“Stealth mode”
Nei primi anni di attività, Holmes impose di operare in “stealth mode”, cioè in modalità nascosta. Nella Silicon Valley è abbastanza comune per le startup che stanno sviluppando un prodotto lavorare in segreto, senza lasciar trapelare all’esterno nulla di quello che succede al proprio interno.
Holmes, però, portò questo concetto all’estremo, imponendo a chiunque volesse entrare nella sede di Theranos di firmare clausole di assoluta segretezza e arrivando a perseguitare gli ex dipendenti che avrebbero potuto rivelare qualcosa sulla startup.
Anche nella descrizione di come funzionava il suo prodotto Holmes era spesso vaga. Nel 2014, in un’intervista al New Yorker, per spiegare il funzionamento della sua tecnologia disse: «Viene messo in atto un processo chimico in base al quale si verifica una reazione chimica che genera un segnale dall’interazione chimica con il campione, che è trasformato in un risultato, che è poi analizzato da personale di laboratorio qualificato». What?
Il successo
Theranos riuscì a raccogliere più di 700 milioni di dollari da investitori privati e al suo apice, tra il 2013 e il 2014, raggiunse un valore di mercato di 9 miliardi di dollari.
Una delle abilità principali di Holmes era quella di attrarre gli investitori.
Grazie al suo carisma, riuscì a ottenere il sostegno di personaggi importanti del mondo dell’impresa e della politica: tra i tanti che investirono in Theranos ci furono la famiglia Walton (quella che ha fondato la catena di supermercati americani Walmart), il miliardario Rupert Murdoch, il magnate dei media conservatori, e gli ex Segretari di Stato Henry Kissinger e George Shultz.
Holmes diventò la prima miliardaria donna della Silicon Valley e la rivista Inc. la definì «la nuova Steve Jobs», forse anche per il fatto che indossava sempre un dolcevita nero, come quello che era solito indossare il fondatore di Apple.

Nel settembre 2015, Holmes arrivò sulla copertina di Forbes nel numero dedicato alle 400 persone più ricche degli Stati Uniti e, nel novembre dello stesso anno, venne insignita del “Women of the Year Award” della rivista Glamour, che ogni anno premia le donne che si sono distinte nel mondo dello spettacolo, della moda, della politica e del business.
Theranos avviò inoltre alcune partnership con aziende e istituzioni sanitarie. Walgreens, una tra le più grandi catene di farmacie degli Stati Uniti, cominciò a fornire i test Theranos in 40 punti vendita, i cosiddetti “wellness centers”, distribuiti soprattutto in Arizona, ma anche a Palo Alto e in Pennsylvania; allo stesso modo fecero varie cliniche in alcuni stati americani.
Il declino
Le cose cambiarono il 16 ottobre 2015, quando un giornalista investigativo del Wall Street Journal, John Carreyrou, vincitore di due premi Pulitzer, scrisse un articolo su Theranos in cui rivelò tutte le menzogne che Holmes e il direttore generale e operativo, Ramesh “Sunny” Balwani, avevano raccontato, prima fra tutte l’assoluta inefficacia della macchina Edison e l’inattendibilità delle analisi fatte fino a quel momento.
La tecnologia inventata da Theranos, infatti, veniva utilizzata dal gruppo soltanto per una minuscola frazione delle analisi che effettuava: la maggior parte degli esami nel catalogo Theranos non erano eseguiti con la macchina Edison, ma venivano usate delle macchine tradizionali Siemens.
Inoltre, i campioni prelevati per essere analizzati da Edison non erano sufficienti per essere sottoposti alle analisi delle macchine tradizionali e quindi le fiale di sangue venivano diluite, compromettendo i risultati.

Nel corso dei mesi e degli anni successivi, varie persone sostennero di aver ricevuto da Theranos risultati completamente sbagliati delle loro analisi del sangue. Durante il processo, per esempio, una donna testimoniò di essere risultata sieropositiva in un test Theranos; la cosa fu poi smentita da analisi successive fatte con altre aziende. Una seconda donna, che aveva subito diversi aborti spontanei, durante una nuova gravidanza ricevette dai laboratori di Theranos il risultato del test che indicava che aveva perso di nuovo il bambino; il test era però difettoso e in seguito diede alla luce un bambino sano.
Le e-mail interne hanno rivelato che la startup nascondeva i risultati errati a investitori e partner commerciali utilizzando un dispositivo demo modificato.
Due ex dipendenti di Theranos riferirono al giornalista Carreyrou, oltre ai malfunzionamenti della tecnologia, anche l’esistenza di un clima aziendale tossico, descritto «come una dittatura sudamericana», in cui Holmes, Balwani e le persone a loro vicine tiranneggiavano sui dipendenti.
Inizialmente Holmes cercò di smentire le accuse del Wall Street Journal: «Questo è quello che succede quando lavori per cambiare le cose: prima pensano che tu sia pazzo, poi ti ostacolano, e poi all’improvviso cambi il mondo».
Ma le prove contro Theranos continuarono ad accumularsi e le smentite non bastarono più.
All’inizio del 2016, la CMS (Centers for Medicare e Medicaid Services), l’agenzia federale che si occupa di sanità negli USA, ispezionò i laboratori di Theranos trovando che le strutture «non rispettavano i requisiti dei certificati e gli standard di prestazione», rappresentando un «immediato pericolo per la salute e la sicurezza dei pazienti».
I partner come Walgreens, che avevano iniziato a collaborare con l’azienda, sospesero la vendita delle analisi del sangue fatte nei laboratori di Theranos.
La startup passò da una valutazione di circa 9 miliardi di dollari a zero nel giro di appena un anno.
Fallì definitivamente nel 2018.

Cosa ci insegna la parabola di Elizabeth Holmes e Theranos
Quello che nessuno riesce a spiegarsi è come sia riuscita Elizabeth Holmes a portare avanti una società per più di 10 anni, ingannando alcuni degli uomini più potenti della finanza e della politica a stelle e strisce, con una tecnologia mai verificata e che più di un medico aveva definito impossibile da realizzare.
In molti l’hanno definita la perfetta incarnazione del detto della Silicon Valley «fake it until you make it», ovvero «fingi finché non ce la fai». Significa che molte aziende tecnologiche presentano un prodotto non ancora del tutto pronto, confidando che sarà migliorato in seguito, e i feedback dei primi utenti contribuiranno al suo sviluppo.
Il problema, come spiegato dal giornalista Carreyrou, è che nel caso di Theranos il prodotto era un dispositivo per le analisi mediche i cui risultati sarebbero stati usati per prendere decisioni sulla salute delle persone.
Il fallimento di Theranos è stato il soggetto di libri, podcast, documentari, serie tv che hanno raccontato la storia di una startup che, con la sua idea rivoluzionaria e la sua CEO dall’aria rampante e visionaria, sembrava avere tutti gli elementi per sfondare nell’ecosistema della Silicon Valley. E infatti Theranos volò in alto, ma troppo, per poi precipitare rovinosamente come Icaro.
Nel novembre 2022 un tribunale federale californiano ha condannato a 11 anni e tre mesi di carcere Elizabeth Holmes, giudicandola colpevole di frode e associazione a delinquere finalizzata alla truffa: ha ingannato per anni gli investitori, promettendo loro una tecnologia rivoluzionaria che non fu mai sviluppata, e ha distribuito ai consumatori falsi risultati di esami del sangue.
La parabola di Theranos ci insegna che la medicina non può essere ridotta alle sole cifre di un’analisi di laboratorio, ma vive del rapporto umano tra medico e paziente: necessita dell’osservazione e della diagnosi del primo e della fiducia nel processo di guarigione del secondo.
- Fonti:
https://www.newyorker.com/magazine/2014/12/15/blood-simpler
https://www.wsj.com/articles/theranos-has-struggled-with-blood-tests-1444881901
“Una sola goccia di sangue. Segreti e bugie di una startup nella Silicon Valley”, di John Carreyrou, Mondadori


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