È morto dopo due mesi dall’intervento Richard Slayman, il primo uomo che si era sottoposto al trapianto di rene di un maiale geneticamente modificato.
Il paziente, 62 anni, era stato operato presso il Massachusetts General Hospital di Boston (USA) il 16 marzo scorso. L’intervento pionieristico era stato realizzato nell’ambito di un protocollo della FDA (Food and Drug Administration) ad uso compassionevole, concesso cioè a pazienti con malattie gravi e potenzialmente letali per ottenere l’accesso a cure sperimentali in assenza di altre terapie valide.
L’uomo era stato in dialisi per sette anni e nel 2018 aveva ricevuto un rene umano, ma il suo corpo lo aveva rigettato. Nel 2023, ripresa la dialisi, erano emerse gravi complicazioni e i ricoveri erano diventati ricorrenti; Slayman avrebbe dovuto aspettare 5-6 anni per avere un nuovo rene umano, ma non sarebbe stato in grado di sopravvivere, pertanto aveva accettato di sottoporsi alla sperimentazione.

Cosa sono gli xenotrapianti
Da tempo vari gruppi di ricerca sono al lavoro per perfezionare la tecnica degli xenotrapianti, cioè trapianti di organi da altre specie da impiantare negli esseri umani. Non è infatti il primo trapianto di rene di maiale in un uomo: questo tipo di xenotrapianto era già stato tentato in passato su pazienti dichiarati cerebralmente morti e ancora connessi a sistemi di supporto vitale; il più recente era avvenuto nel luglio 2023 al NYU Langone Health e il rene aveva continuato a funzionare per oltre un mese.
Progressi scientifici come l’editing genetico hanno avvicinato gli xenotrapianti alla realtà, rendendo possibile la modifica dei geni animali per rendere gli organi più compatibili e con meno probabilità di essere rigettati.
In questo caso il rene di maiale, fornito dalla compagnia di biotecnologie eGenesis, presentava modifiche genetiche per ridurre il rischio di rigetto (reazione potenzialmente letale che si verifica quando il sistema immunitario riconosce l’organo trapiantato come estraneo e gli si scatena contro) e per distruggere porzioni di genoma che codificano per virus dei maiali.
Il rischio di infezioni è una delle principali preoccupazioni quando si parla di xenotrapianti perché si potrebbero verificare casi di spillover o salto di specie, cioè la trasmissione di malattie dalla specie di partenza agli esseri umani, con tutte le possibili conseguenze.

Il primo trapianto di rene di maiale in un uomo ancora vivo è una tappa storica per la cura dei pazienti in dialisi o in attesa di un organo da anni.
Questo approccio è ritenuto promettente perché dà la possibilità di non dipendere esclusivamente dai donatori di organi umani per effettuare i trapianti. Secondo l’ultima fotografia scattata dal Centro Nazionale Trapianti (CNT), attualmente, solo in Italia, sono circa 8 mila le persone in attesa della disponibilità di organi per il trapianto, di cui circa 6 mila attendono un nuovo rene.
Sarà questo il futuro dei trapianti?
Era il 1954 quando, sempre a Boston, il chirurgo Joseph Murray effettuò il primo trapianto di rene sull’uomo. Settant’anni più tardi, gli xenotrapianti rappresentano una possibile soluzione alla carenza di organi umani per trapianti.
Prima di una loro applicazione clinica su larga scala serviranno anni e studi approfonditi con una particolare attenzione al rischio di passaggio di patogeni tra specie, senza considerare le implicazioni etiche e morali dell’utilizzo di animali a questo scopo, tematica che diventerà sempre più in futuro un argomento di discussione. Il progresso scientifico è sempre fatto di compromessi.
Per quanto l’intervento citato non abbia portato ai risultati sperati, in questo campo di ricerca siamo solo agli inizi: la storia è ancora tutta da scrivere.
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